Macerie, 2 anni e 7 mesi, solo macerie

Non sembra cambiato nulla, poco, troppo poco

Arrivo a Norcia, da Roma dove dopo 2 anni e cinque mesi ancora profugo, è una giornata stupenda, la primavera si fa sentire anche qui in montagna, velocemente sistemo il troller, ormai il mio compagno più stretto, un caffè e parto, devo raggiungere Macerata.
A Macerata vado per conoscere Alfredo, mastro cioccolatiere, della storica Cioccolateria Marangoni, sino ad ora abbiamo “parlato” solo via email, si devono mettere a punto le nuove tavolette di cioccolato alla canapa per il progetto OHF L’Erba che non Trema.
Era più di un anno che non mi inoltravo verso quell’area delle Marche.
Norcia, Val Castoriana, San Salvatore ogni volta è come una coltellata in pieno petto, in modo automatico, a Preci, prendo la corta per Visso, sinceramente non sapevo che a Saccovescio la strada era bloccata, torno indietro, percorro l’alta Valnerina sino alla morente Visso.
Due scatti e proseguo, non sembra cambiato nulla, qualche maceria in meno, e campi profughi a distesa d’occhio.

Ad alcuni la tecnica può sembrare diversa, ma in realtà si sono attuate le stesse terrificanti strategie adottate a L’Aquila, certo i nostri centri storici non sono chiusi da presidi di Polizia (siano loro militari o forze dell’ordine), ma in ogni caso sono stati cancellati, resi non vivibili, fantasmi, la popolazione deportata in campi di accoglienza, lontani da tutto e privi di tutto, certo ogni abitazione con il suo bel televisore, suppellettile indispensabile.
Lungo la strada affianco Tolentino, mi vengono in mente le scelte amministrative sui container collettivi.
Arrivo all’eclettica Macerata, non tutto è come sembra, certo il sisma ha lasciato ferite ben meno profonde, ma ha comunque minato moltissimi palazzi storici, e creato moltissime problematiche.
Raggiungo Alfredo, dopo avermi fatto visitare il negozio, mi invita subito a recarci presso il laboratorio, andando verso la macchina per Corso Cavour, mi parla del cioccolatificio, della storia, della famiglia, ad un certo punto, si blocca, indica il centro storico, “casa mia è li, dietro quella…”, “però ci stanno lavorando, mi hanno assicurato che a fine Luglio rientro”.

Passo alcune ore stupende, conosco persone veramente uniche, tra gli odori, e i sapori del cioccolato, un fiume di idee ci accomuna, sicuramente nasceranno nuovi prodotti di altissima qualità ed unici nel loro genere.
Si sta facendo sera, a malincuore devo rientrare, tra breve sarà buio non riesco a fare le strade interne, come volevo, riprendo la superstrada; di notte tutto diventa più pesante.
Semafori, i semafori questa costante inquietante.
Mi fermo devo fotografare Campi, le luci fanno ben capire come sia cambiata completamente la morfologia degli abitati. Non resisto mi fermo di nuovo, dal tornate per Fiano, scatto su la Nuova Norcia, sembra una metropoli, prima si vedeva solo la forma a Cuore, delineata dalla mura urbiche, ora è un’enorme chiazza di luce, a dir poco venti volte più grande del pre-sisma, stiamo mangiando territorio in modo irreversibile.

Sono a Norcia, ceno e dormo ospite in una casa non agibile, ormai è tutto normale.
Sveglia con comodo, mentre vado a fare colazione alcuni scatti per Norcia, torno a Roma, voglio passare da Gino Quattrociocchi, prenderò la galleria Forca Canapine, Salaria, deviazione per Pretare, indietro sulla stessa via, Rieti, Roma.
Non voglio tediarvi, e tediarmi oltre, le foto, 2 anni e 7 mesi dopo, parlano da sole.